Za zen: 10 pratiche di coaching basate sull'evidenza

Descrivi quasi qualsiasi cosa su cui stai lavorando e IX Coach trova le pratiche con il miglior adattamento alla realtà. Per za zen, queste sono le corrispondenze più solide nell'attuale libreria di pratiche.

Pratiche che potrebbero aiutare

  1. Pratica zen (zazen e oltre)
    Lo zen è centrato sullo zazen — la meditazione seduta — in due forme principali: shikantaza ("semplicemente sedersi" in consapevolezza aperta) e la pratica del koan (indagine sostenuta in una domanda paradossale). Accanto a queste si trova la "mente del principiante", l'atteggiamento di incontrare l'esperienza senza preconcetti. Sono pratiche contemplative tradizionali; alcuni meccanismi si sovrappongono all'allenamento dell'attenzione studiato, ma gli scopi e le affermazioni specifiche dello zen sono in gran parte esperienziali piuttosto che clinicamente validati.
  2. Zen To Done (ZTD), Reso Pratico
    Zen To Done (ZTD) è l'alternativa deliberatamente semplificata di Leo Babauta al Getting Things Done (GTD) di David Allen. La differenza principale: il GTD ti chiede di installare un intero sistema a più parti — contesti, archiviazione elaborata, revisioni settimanali di molte liste — tutto insieme, mentre lo ZTD mantiene solo le mosse fondamentali del GTD (catturare tutto, definire l'azione successiva) e aggiunge due cose che al GTD mancano — un roll-out abitudine per abitudine, così installi una pratica alla volta invece dell'intero sistema in una volta, e un focus quotidiano su un piccolo insieme di compiti più importanti (MIT) invece di lavorare in modo reattivo su una lista lunga. In breve: il GTD è completo e può essere complesso da sostenere; lo ZTD è l'essenziale del GTD più uno strato di semplicità e formazione delle abitudini per chi ha trovato il GTD completo troppo pesante da mantenere in funzione.
  3. Il lavoro come pratica (samu)
    Porta un'attenzione piena e sincera ai compiti ordinari, trattando l'attività stessa come meditazione.
    Pratica zen (zazen e oltre)
  4. Koan zen: l'indagine oltre la ragione
    Un koan è una domanda o un aneddoto paradossale — "Qual è il suono di una mano sola?" — usato nello zen Rinzai per esaurire il pensiero discorsivo e provocare un'intuizione non concettuale chiamata kensho. La pratica del koan è una tradizione esperienziale secolare; i benefici sono riportati all'interno del lignaggio ma non sono stati validati da ricerca controllata, e il lavoro autentico sui koan viene tradizionalmente svolto sotto la guida di un maestro qualificato.
  5. Shikantaza (semplicemente sedersi)
    Siedi in consapevolezza aperta e senza oggetto: non concentrandoti su nulla, non seguendo nulla.
    Pratica zen (zazen e oltre)
  6. Estendere lo shikantaza all'attività quotidiana
    Porta la stessa consapevolezza non aggrappante e presente dalla seduta formale nei compiti ordinari.
    Shikantaza: solo sedersi
  7. Postura e respiro dello zazen
    Stabilisci una postura seduta stabile ed eretta e lascia che il respiro si assesti come base della pratica.
    Pratica zen (zazen e oltre)
  8. Pratica del koan e condotta etica quotidiana (sila)
    Radica l'indagine sul koan nei precetti etici: l'intuizione senza condotta è instabile.
    Koan zen: l'indagine oltre la ragione
  9. Radicarsi nella postura: lo zazen come fondamento
    Lascia che il corpo sia eretto, stabile e assestato prima di ogni altra cosa.
    Shikantaza: solo sedersi
  10. Integrare il koan con la meditazione seduta
    Porta il koan nell'immobilità dello zazen così la seduta e l'indagine si rinforzano a vicenda.
    Koan zen: l'indagine oltre la ragione

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